{"id":6673,"date":"2026-02-25T19:59:02","date_gmt":"2026-02-25T18:59:02","guid":{"rendered":"https:\/\/reterelate.it\/?p=6673"},"modified":"2026-03-02T14:49:23","modified_gmt":"2026-03-02T13:49:23","slug":"report-dellappuntamento-del-13-febbraio-2026-dal-titolo-futuro-sostenibile-la-comunita-alcentro-della-gestione-territoriale-per-la-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reterelate.it\/en\/news\/report-dellappuntamento-del-13-febbraio-2026-dal-titolo-futuro-sostenibile-la-comunita-alcentro-della-gestione-territoriale-per-la-stampa\/","title":{"rendered":"Report dell\u2019appuntamento del 13 febbraio 2026 dal titolo &#8220;Futuro sostenibile: la comunit\u00e0 alcentro della gestione territoriale&#8221; per la stampa."},"content":{"rendered":"<p>L\u2019incontro &#8220;Futuro sostenibile: la comunit\u00e0 al centro della gestione territoriale&#8221;, tenutosi presso la Sala Conferenza dell&#8217;ADA di Frosinone lo scorso 13 febbraio, ha segnato una tappa fondamentale nel percorso di sviluppo rurale promosso dal Network Re.La.Te.. Al centro del confronto, la necessit\u00e0 di invertire il paradigma che per decenni ha visto le aree interne come territori marginali, trasformandole invece in laboratori attivi di innovazione sociale e coesione. Il settore primario, spina dorsale di queste zone, \u00e8 stato analizzato nella sua evoluzione verso la multifunzionalit\u00e0: non pi\u00f9 solo produzione, ma presidio idrogeologico, centro di energia rinnovabile e fornitore di servizi sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiettivo prioritario resta il radicamento del Quadruple Helix Model, un approccio che vede l&#8217;interazione sinergica tra istituzioni, mondo della ricerca, imprese e societ\u00e0 civile.<br>L\u2019iniziativa \u00e8 stata coordinata da una rete di realt\u00e0 territoriali di eccellenza, tra cui l\u2019Associazione Terre del Basso Lazio, l\u2019Associazione Prociv Centro Italia, la Cooperativa Agricola Sociale Agribombom, l\u2019Associazione OR.T.I.C.A. e la Societ\u00e0 Cooperativa 66COOP.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla profondit\u00e0 degli interventi \u00e8 emersa con forza una consapevolezza comune: le sfide della contemporaneit\u00e0 non possono essere affrontate in modo isolato. I regimi tradizionali di propriet\u00e0 e gestione, sia pubblici che privati, mostrano oggi i loro limiti strutturali di fronte alla<br>frammentazione fondiaria e alla scarsit\u00e0 di risorse. In questo scenario, \u00e8 apparsa chiaramente l&#8217;urgenza di avviare un lavoro condiviso, cooperativo e sinergico. Solo attraverso una gestione ibrida e il superamento della &#8220;resilienza passiva&#8221; a favore di una &#8220;progettualit\u00e0 attiva&#8221; \u00e8 possibile generare percorsi di sviluppo concreti e misurabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la giornata, ogni relatore ha sviscerato queste tematiche da prospettive e visioni differenti, arricchendo il dibattito con angolazioni specifiche. Si \u00e8 parlato del valore teologico e civile dei &#8220;beni comuni&#8221; come eredit\u00e0 collettiva e non solo risorsa da sfruttare; della funzione tecnica e sociale dell&#8217;associazionismo fondiario per risolvere il problema della scala dimensionale degli interventi; e del ruolo delle cooperative di comunit\u00e0, descritte come il cuore pulsante dell&#8217;innovazione, capaci di trasformare i residenti da spettatori passivi a protagonisti attivi della produzione di beni e servizi per il territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;apertura dei lavori \u00e8 stata affidata a <strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/iW7rPtE9txE?si=-CIGKBvj8V4WqA_w\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Matteo Salvadori,<\/a><\/strong> coordinatore del Network Re.La.te., il quale ha delineato la ruralit\u00e0 come una frontiera di sperimentazione socio-economica all&#8217;insegna della condivisione. Salvadori ha sottolineato la necessit\u00e0 di implementare \u201cnuove forme di produzione, di socialit\u00e0, di relazione e nuove forme di vita\u201d attraverso una progettazione che nasca direttamente dal basso. Un punto cruciale del suo intervento ha riguardato il recupero dei terreni abbandonati, che vanno affrontati come potenzialit\u00e0 e non solo come problemi, auspicando \u201cuna nuova forma di gestione, una gestione ibrida tra pubblico e privato all&#8217;insegna del comune\u201d. In questo contesto, i cosiddetti Commons rappresentano, secondo il coordinatore, \u201cuna delle traiettorie da seguire partendo dalla relazione e dalle cooperative di comunit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Forte l\u2019intervento di <strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/g7UPQHwITIE?si=5m3OC3PLXF7aOnsR\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Daniele Bruno Del Monaco<\/a><\/strong>, responsabile di LegaCoop Agroalimentare Lazio, che ha richiamato l\u2019attenzione sul declino demografico della Provincia di Frosinone. Nei prossimi cinque anni, ha spiegato, il territorio rischia di perdere circa 22.000 abitanti, equivalenti a una citt\u00e0 di medie dimensioni come Anagni o Ceccano. Una sfida che impone un cambio di paradigma: non pi\u00f9 una provincia da proteggere, ma un luogo da scegliere per vivere. La proposta \u00e8 quella di un\u2019economia civile in cui la comunit\u00e0 torni protagonista, riappropriandosi del proprio ruolo e valorizzando il genius loci come leva di sviluppo endogeno.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/kLLaYWnySYY?si=TypYU7GZv6OQio-L\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">On. Aldo Patriciello (PPE)<\/a><\/strong> attraverso un videomessaggio, ha arricchito il dibattito portando la questione su una scala europea e interregionale, evidenziando come il futuro del Centro Italia dipenda dalla capacit\u00e0 di fare rete tra territori contigui. Secondo l&#8217;Eurodeputato, \u00e8 necessario un cambio di paradigma radicale: le aree interne non devono pi\u00f9 essere percepite come una problematica legata all&#8217;isolamento o al declino, bens\u00ec come una straordinaria opportunit\u00e0 di crescita sostenibile. Il cuore di questo riscatto risiede nella valorizzazione dei &#8220;saperi dei territori&#8221;, quel patrimonio di competenze tradizionali, artigianali e agricole che, se messe a sistema, possono diventare il vero motore dello sviluppo locale e della competitivit\u00e0 regionale.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa ottica di promozione e diffusione di nuove visioni, l&#8217;<strong>On. Patriciello<\/strong> ha accolto con entusiasmo la proposta da parte del Network Re.La.Te. di organizzare un&#8217;iniziativa di approfondimento in collaborazione con l&#8217;emittente Coffee TV. L&#8217;evento, che mira a dare risonanza ai temi della gestione comunitaria e della sostenibilit\u00e0, si terr\u00e0 presso l&#8217;Universit\u00e0 degli Studi del Molise, terra d&#8217;origine dell&#8217;Onorevole. Nel corso del dibattito \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di superare il tradizionale dualismo tra crescita economica e benessere sociale, promuovendo un modello di gestione territoriale che integri lasalvaguardia ambientale con nuove forme di economia civile.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intervento di Monsignor Giandomenico Valente ha elevato il dibattito su un piano etico e valoriale, offrendo una visione sistemica del territorio inteso non come un insieme di risorse da sfruttare, ma come un&#8217;eredit\u00e0 comune che richiede una responsabilit\u00e0 solidale. Richiamando il modello della &#8220;quadrupla elica&#8221;, Monsignor Valente ha sottolineato come la condivisione e il &#8220;compartir&#8221; siano tratti costituenti imprescindibili per un sistema socio-economico che voglia dirsi realmente inclusivo e sostenibile. Il passaggio pi\u00f9 profondo e accorato del suo discorso ha riguardato il destino delle aree interne: Monsignor Valente ha rivolto un invito solenne ad abbracciare uno spirito di non rassegnazione di fronte allo spopolamento e alla marginalit\u00e0. Ha chiarito che la sfida cruciale non \u00e8 solo demografica, ma culturale: prima ancora delle persone, \u00e8 necessario attivare una ripopolazione di idee, di visioni e di energie creative. Solo attraverso questo rinnovamento del pensiero e un approccio ibrido e cooperante, la comunit\u00e0 pu\u00f2 tornare a essere il centro pulsante della gestione territoriale, trasformando la cura del bene comune in una missione collettiva che vince il silenzio dell&#8217;abbandono.<\/p>\n\n\n\n<p>Un approccio che si traduce operativamente in azioni sinergiche che partono dal monitoraggio rigoroso e dall&#8217;informazione. In questo ambito, Tullio Fabrizio (Presidente della Societ\u00e0 Cooperativa 66COOP) ha illustrato il valore del progetto &#8220;Bosco e Sottobosco&#8221;, un&#8217;iniziativa strategica volta a mappare e conoscere a fondo le risorse dei territori rurali. Parallelamente, attingendo dalla sua esperienza all&#8217;interno dell&#8217;ATC Caccia di Frosinone, Fabrizio ha aperto un secondo asse di riflessione sulla fauna selvatica: una criticit\u00e0 che, se gestita attraverso modelli di caccia controllata e sostenibile, pu\u00f2 trasformarsi in una risorsa preziosa per le filiere alimentari locali. A questa cura operativa del paesaggio si affianca la necessit\u00e0 di preservarne l&#8217;identit\u00e0 profonda, tema approfondito da Ernesto Migliori (Consigliere Nazionale Associazione PRIS). Il paesaggio \u00e8 stato descritto come un\u2019eredit\u00e0 stratificata di civilt\u00e0 che hanno saputo organizzare il territorio rispettando i limiti degli ecosistemi; contro l&#8217;omogeneizzazione della standardizzazione tecnica, Migliori ha richiamato il valore della biodiversit\u00e0 e della memoria storica \u2014 citando gli oliveti terrazzati di Vallecorsa \u2014 come baluardo di resilienza per quei territori che sopravvivono grazie alla capacit\u00e0 degli uomini di interpretarne le potenzialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La rigenerazione di questi spazi trova compimento nel loro riutilizzo funzionale: Carlo Trelle<br>(esperto agroforestale) ha indicato nel turismo lento e nella riscoperta dei cammini la chiave per restituire centralit\u00e0 alle aree montane, trasformando l&#8217;isolamento in un&#8217;opportunit\u00e0 di fruizione consapevole. Infine, la sostenibilit\u00e0 del territorio si salda indissolubilmente con quella sociale attraverso il contributo di <strong><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5moRJWslvt4\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Patrizio Di Folco<\/a><\/strong> (ANCI). Forte della sua esperienza di amministratore locale, Di Folco ha ribadito l&#8217;urgenza di un&#8217;integrazione gestionale ibrida tra pubblico e privato, l&#8217;unica capace di sostenere imprese di comunit\u00e0 in grado di generare welfare territoriale, integrare le persone fragili e restituire un valore etico e produttivo ai beni confiscati. In questo quadro, la comunit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 solo fruitrice, ma diventa custode responsabile e motore pulsante di un nuovo futuro territoriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dibattito ha tratto linfa vitale dal contributo istituzionale di Giuseppe Cangemi (Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio), il quale ha posto l&#8217;accento sulla necessit\u00e0 di un processo amministrativo capace di agire come collante tra i diversi attori del territorio. La sfida, secondo Cangemi, risiede nel definire obiettivi e modalit\u00e0 che sappiano tenere insieme, in una visione comune e non frammentata, le attivit\u00e0 produttive, le istituzioni locali e la societ\u00e0 civile. In quest&#8217;ottica, il Consiglio Regionale si \u00e8 impegnato a fornire un supporto concreto e costante alle prossime proposte, riconoscendo che solo attraverso una sinergia tra governance politica e fermento territoriale si pu\u00f2 garantire una reale continuit\u00e0 ai progetti di sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Spostando il focus sulle filiere produttive come strumenti di rigenerazione, <strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/x-N6h3NES-E?si=KsakxewVkF1TZ-xf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Marco Sarandrea<\/a><\/strong> ha portato la preziosa testimonianza della storica distilleria ed erboristeria di famiglia, focalizzandosi sulla filiera delle erbe officinali. Per Sarandrea, il recupero delle antiche colture e la valorizzazione della flora spontanea non rappresentano solo un ritorno alla tradizione, ma una strategia economica moderna per il recupero di aree altrimenti abbandonate. La filiera delle officinali diventa cos\u00ec un modello di &#8220;economia del benessere&#8221; capace di unire la salvaguardia della biodiversit\u00e0 alla creazione di prodotti ad alto valore aggiunto, radicati nell&#8217;identit\u00e0 del Lazio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla stessa linea di analisi, Andrea Di Vecchia (gi\u00e0 ricercatore del dipartimento di bioeconomia del CNR) ha approfondito le dinamiche della filiera olivicola, pilastro fondamentale dell&#8217;agroalimentare del basso Lazio. L&#8217;intervento ha evidenziato le criticit\u00e0 comuni che affliggono i produttori nei diversi territori, analizzando come la suddivisione e l&#8217;azione dei vari GAL (Gruppi di Azione Locale) possano e debbano incidere per superare la frammentazione. Di Vecchia ha sottolineato che solo attraverso una visione di filiera integrata, che affronti nodi logistici e strutturali condivisi, \u00e8 possibile trasformare la produzione olearia da semplice attivit\u00e0 agricola in un sistema territoriale resiliente e competitivo sui mercati nazionali e internazionali. <\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intervento del <strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/S3Z8fgUuHAw?si=xDPTtohugHR4OdtE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Prof. Luigi Di Santo<\/a><\/strong> (direttore scientifico Scuola La Pira e docente UNICAS) ha evidenziato come le imprese di comunit\u00e0 rappresentano modelli ibridi capaci di coniugare gestione for profit e finalit\u00e0 sociali, trasformando la crisi delle zone marginali in opportunit\u00e0 di sviluppo generativo. Queste realt\u00e0 fondono i principi dell\u2019economia civile, all&#8217;innovazione e dell\u2019ecologia per creare valore condiviso e beni comuni. Un asse portante \u00e8 il welfare territoriale, che vede nel riscatto di persone fragili e nell\u2019uso etico dei beni confiscati alla criminalit\u00e0 un simbolo di rinascita e legalit\u00e0. Il modello proposto supera il dualismo tra crescita economica e benessere sociale, suggerendo nuovi parametri per misurare la sostenibilit\u00e0 e orientare le politiche di sviluppo locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ruolo strategico \u00e8 affidato all\u2019Universit\u00e0 di Cassino e del Lazio Meridionale, come sottolineato dal Prorettore alla Ricerca Carlo Russo. L\u2019Ateneo intende porsi come facilitatore dei processi di sviluppo, offrendo competenze e visione strategica ogni volta che si affronta il tema del futuro dei territori. Al centro dell\u2019impegno accademico c\u2019\u00e8 la valorizzazione del patrimonio di connessioni e del capitale immateriale che caratterizza il territorio del Lazio Meridionale. L\u2019obiettivo \u00e8 accompagnare le comunit\u00e0 in un percorso condiviso di crescita, fondato sulla collaborazione, innovazione e senso di appartenenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Le conclusioni dell&#8217;evento sono state affidate a Davide Frecentese, Presidente dell\u2019Associazione Terre del Basso Lazio, nodo del Network Re.La.Te., il quale ha raccolto e sintetizzato i numerosi spunti emersi durante la giornata. Frecentese ha evidenziato come il confronto abbia permesso di analizzare il territorio attraverso prospettive diverse ma profondamente convergenti: seppur partendo da angolazioni differenti, tutti gli interventi hanno condiviso obiettivi comuni che ora richiedono uno sforzo di sintesi per essere tradotti in un piano d&#8217;azione concreto e &#8220;messo a terra&#8221; in modo integrato. In questo contesto, il Network Re.La.Te. si \u00e8 assunto l&#8217;impegno di agire come catalizzatore per consolidare quel percorso ibrido e condiviso che costituisce l&#8217;humus indispensabile per la crescita del Lazio Meridionale. Secondo Frecentese, il vero potenziale di sviluppo risiede proprio in quelle aree non antropizzate o abbandonate, troppo spesso dimenticate e in alcuni casi addirittura deturpate: questi spazi devono diventare un campo di sperimentazione privilegiato per l&#8217;innovazione sociale, dove testare nuovi modelli di gestione comune e ibrida capaci di restituire vita e valore al territorio.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019incontro &#8220;Futuro sostenibile: la comunit\u00e0 al centro della gestione territoriale&#8221;, tenutosi presso la Sala Conferenza dell&#8217;ADA di Frosinone lo scorso 13 febbraio, ha segnato una tappa fondamentale<br \/>\nnel percorso di sviluppo rurale promosso dal Network Re.La.Te..<\/p>","protected":false},"author":6,"featured_media":6674,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_gspb_post_css":"","footnotes":""},"categories":[90],"tags":[],"class_list":["post-6673","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news"],"blocksy_meta":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6673","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6673"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6673\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6692,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6673\/revisions\/6692"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6674"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6673"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6673"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reterelate.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6673"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}